Mer 23 Dic 2009 |
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Alcune volte le interviste non si organizzano, si «strappano»: sul treno o in aereo, in viaggio per un meeting, durante un buffet post-congressuale. Dove capita, pur di avere delle dichiarazioni a caldo da fornire ai propri lettori. Questa è la premessa all’intervista on the road a Toni D’Andrea, AD di Afidamp Servizi, a cui abbiamo chiesto di parlarci del mercato indiano, anche a fronte dell’enorme successo riscosso a Mumbai in occasione di Pulire India, svoltasi dal 12 al 14 novembre scorso. Prima dunque di presentare, su GSA di gennaio, i dati e i numeri del successo di questo format, volevamo un parere sull’evoluzione di un mercato e di un popolo, di cui tutti parlano ma che pochi conoscono. Quanto è cambiato il mercato indiano in questi ultimi anni? È come lo avevate lasciato? Per non dilungarmi in soggettive impressioni personali, a questo proposito posso citare l’ICE che recentemente ha reso disponibile uno studio di settore che fotografa perfettamente la situazione attuale del mercato del cleaning indiano, con tutti i suoi players. È impressionante la crescita e l’espansione registrata rispetto allo studio precedente, che noi di Afidamp Servizi avevamo commissionato all’ICE quattro anni prima: a distanza di neanche un lustro il cleaning indiano ha fatto passi da gigante. Ne si deduce che Pulire India sia stato un ulteriore motivo di soddisfazione. L’appuntamento con Pulire India è stato un grande successo, soprattutto in termini di occupazione dello spazio. Nonostante ci sia stata una defezione della collettiva tedesca, questo non ha intaccato le percentuali di crescita che hanno sfiorato il 27%, per lo meno in termini di spazio. Le aziende italiane erano presenti sia direttamente che attraverso distributori esclusivi e, secondo i primi dati, è con una punta di orgoglio che affermiamo che addirittura superavano il 50% degli espositori. Vogliamo tracciare un identikit del visitatore medio? Ecco, questo è uno spunto molto interessante. Il profilo del visitatore di Pulire India quest’anno era mediamente alto. Erano presenti alte figure di rappresentanza, dai manager ai direttori acquisti. Moltissimi opinion maker ed operatori direttamente coinvolti ed interessati al settore. Questo è stato un motivo di grande soddisfazione per gli espositori presenti in fiera che si sono rapportati ad interlocutori seriamente interessati a stringere nuovi rapporti commerciali. Quindi si respirava un clima sereno e disteso… Molto di più. C’era un’atmosfera di coinvolgimento solitamente inusuale per le fiere estere. Non so se fosse un atteggiamento – diciamo così – scacciacrisi, ma era assolutamente palpabile un genuino e mutuo interesse fra i vari attori della filiera. Tant’è vero che i dati sull’indice di gradimento sono andati oltre ogni più rosea aspettativa. Insomma: popolo che vai, riscontro che trovi… Esatto. E gli indiani sono davvero un popolo molto curioso, fondamentalmente povero ma attaccato ai vecchi valori ed alle tradizioni culturali. In particolare investono sulla formazione il che, in senso traslato, significa puntare su un futuro di crescita. Pensi che, prendendo come riferimenti i risparmi familiari, circa il 64% del budget è dedicato alla formazione scolastico-lavorativa dei propri figli. Il criterio più giusto per investire nel futuro di una nazione. …che tuttavia rimane tra le più povere al mondo. Sì e no. L’India è un diamante grezzo che ha bisogno del suo tempo di lavorazione. Effettivamente è paradossale inquadrare popolo e continente nell’universo del cleaning, non foss’altro a fronte di quello stridente contrasto tra la loro proverbiale giovialità incastonata in una cornice di inesauribile miseria, dove l’odore della polvere si mischia a quello delle spezie, ed in cui il mercato dell’igiene affiora con determinazione in un contesto di penuria desolante. È, in definitiva, un mercato in forte espansione, con tanta voglia di crescere ed un grande potenziale da sviluppare, ma attualmente ancora molto povero. Qual’ è il segmento che attualmente ha meno margine di penetrazione nel mercato indiano? Sicuramente il comparto produttivo delle macchine: siamo ancora in una fase in cui non si giustifica l’utilizzo di macchine dall’alto contenuto tecnologico. Anche per questo motivo è importante essere presenti a questi appuntamenti fieristici: per non perdere l’occasione di dimostrare l’importanza di integrare ai prodotti anche attrezzature e macchine sofisticate. È un percorso di sensibilizzazione che stiamo seguendo da vicino e che, siamo sicuri, porterà presto i suoi frutti. Quando si dice India, si pensa anche all’altro paese emergente: la Cina. Quali sono le differenze rispetto al mercato cinese? Nel nostro comparto l’associazione India-Cina non è così scontata. Sono due Paesi con simili potenzialità ma strumenti diversissimi. L’approdo del cleaning in Cina è precedente rispetto all’India e bisogna ammettere che i cinesi, nell’arco di soli 10 anni, sono stati in grado di costruire in maniera capillare una rete di fornitori locali assolutamente efficiente. Ritmi cinesi, per l’appunto. Questo stesso traguardo in India è, ad oggi, lontanissimo,perchè il mercato indiano ha pochissimi produttori ed è costretto ad importare gran parte dei prodotti e attrezzature dall’Europa. Tuttavia, gli indiani vincono “a mani basse” sul fronte della ricerca e della formazione, lontani anni luce da quella propensione al “copiato falso”, al contraffatto made in China che sta mettendo in ginocchio interi settori dell’economia mondiale. |




